Cinque chiavi per il futuro – Howard Gardner

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“Tutti gli esseri umani possiedono un certo numero di abilità cognitive relativamente

indipendenti, ciascuna delle quali io designo come un’intelligenza a sé.”

Il mio incontro con la ricerca di Gardner è avvenuto tramite Ken Wilber in particolare attraverso lo studio di uno dei cinque elementi fondamentali della visione integrale. Quelle che Wilber chiama Linee o correnti del processo di evoluzione della coscienza, si fondano sul idea di intelligenze multiple sviluppata da Gradner. Essendo Wilber molto esaustivo sull’argomento non sono mai andata a leggere i testi di Gardner, fino ad oggi quando ho incontrato un testo del 2006, Cinque chiavi per il futuro, in cui l’autore decide di “passare dalla descrizione alla precrizione” come afferma nell’introduzione.

La situazione mondiale sta richiedendo un attenzione particolare, un accelleazione esponenziale continua e pressante di tutte le questioni vitali che riguardano l’umanità spinge che si trova a far parte dell’avanvardia culturale a confrontarsi con il Futuro.

Le lampadine della soppravvivenza si stanno accendendo segnalando pericolo in ogni campo della vita, dall’ambiente all’economia alla politica alle relazioni interpersonali, la crisi è epocale, chi non vuole o non riesce a vederlo ne subisce comunque le condizioni.

Il retro di copertina recita: “in questo libro Gardner spiega quali abilità cognitive premieranno negli anni a venire. Chi avrà scommesso su queste abilità potrà affrontare il futuro qualunque esso sia. Quanti ne saranno privi si troveranno in balia di forze che non saranno in grado di comprendere.

Suona lapidario nel suo tono, ma certamente non esgera sulla gravità della situazione.

Chi parla di gravità, di urgenza di necessità di agire viene visto come catastrofista portatrice di cattive notizie, in effetti si tratta di tutt’altro è un invito a prendersi cura della propria esistenza della propria vita e di quella dell’ambiente che la rende possibile.

Non mi è chiaro come una società narcisistica tutta volta ai propri interessi possa essere al contempo così miope e autodistruttiva. Leggo, studio, dialogo per capirlo meglio e per fare rete con chi non sta dormendo mentre la situazione si aggrava. Per altro siamo anche circondati da buone notizie, da un infinità di iniziative costruttive che hanno bisogno di essere riconosciute, sostenute e valorizzate. La solita domanda è come? cosa posso fare? il mio piccolo contributo che impatto potrà mai avere se la situazione è così seria?

Il libro di Gardner contiene alcuni suggerimenti, ma in primo luogo è la dimostrazione che la soluzione richiede un maggior numero abilità,  di capacità che agiscano in sinergia, ormai è chiaro che a problemi complessi servono approcci articolati, capaci di gestire la complessità.

Per far questo, per affrontare il futuro con mente aperta, Gardner mette in evidenza cinque intelligenze che considera cruciali e queste sono le parole chiave che le caratterizzano: disciplina, sintesi, creatività, rispetto ed etica.

Nel dire come parlerà di queste intelligenze Gardner premette:

“Come psicologo specializzato in scienza dell’apprendimento e in neuropsicologia, farò spesso riferimento alle conoscenze scientifiche di cui disponiamo circa il modo in cui operano la mente e il cervello umani.

Ma gli esseri umani si distinguono dalle altre specie […] per la possibilità di compiere scelte consapevoli. Quindi, attingerò altrettanto profusamente alla storia, all’antropologia, e ad altre discipline umanistiche.”

Quella di poter compiere scelte consapevoli è l’intelligenza umana per eccellenza, la più preziosa e forse la meno compresa nella vastità delle sue implicazioni. Questa capacità colora tutte le altre perché ci permette una grande flessibilità e creatività, è anche la radice del tanto dibattuto libero arbitrio, che nulla sarebbe senza la consapevolezza; si ridurrebbe ad un puro esercizio di volitivo, in balia di impulsi istinti e condizionamenti, come possiamo facilmente vedere intorno a noi. Le cinque intelligenze che Gardner vede come indispensabili sono anche un interessante esercizio di riflessione sul perché sono così necessarie e perché potremmo sottovalutarle se non venissero messe in evidenza.

Eccole.

“Intelligenza disciplinare: la modalità conoscitiva che caratterizza una particolare disciplina, un certo mestiere o una data professione. Numerosi studi hanno confermato che occorrono fino a dieci anni per padroneggiare una disciplina. Chi non ha al suo arco almeno una disciplina è inevitabilmente destinato a ballare la musica di altri.”

Conoscere bene una disciplina permette di comprendere quanto sia complesso arrivarci, che livello di perseveranza sia necessaria e quale sia il processo per acquisire delle competenze. In un mondo di corsi di un week end questa intelligenza certamente scarseggia vistosamente e pericolosamente.

“Intelligenza sintetica accoglie le informazioni da diverse fonti, le comprende e le valuta obiettivamente, le combina in modi che abbiano un senso sia per l’autore della sintesi sia per altri. La capacità di sintesi, preziosa anche in passato, diventa sempre più cruciale via via che le informazioni si moltiplicano a ritmi vertiginosi.”

La chiave di questa intelligenza sta in queste sintetiche ingiunzioni, “le comprende e le valuta obiettivamente, le combina in modi che abbiano un senso” ecco smontate milioni di congetture fondate su una limitata comprensione, meno che obbiettiva, poi combinata in modo soggettivo secondo l’estro del momento. Anche di questa assenza vediamo intorno a noi esempi a profusione, dalla musica alla polita, dalla scienza alla spiritualità.

“Intelligenza creativa si spinge sul terreno dell’innovazione. Propone nuove idee, pone interrogativi inconsueti, inventa nuovi modi di pensare, fornisce risposte inaspettate. Queste innovazioni dovranno alla fine essere accolte da consumatori preparati. Essendo agganciata a un terreno non ancora governato da leggi, la mente creativa può aspirare a superare di un passo anche i computer e i robot più sofisticati.”

Ecco qualcosa che manca sul mercato da tanto tempo e che potrebbe veramente sbancare, ammeso che se ne tovi qualcosa più di un oncia a ben cercare, le risposte inaspettate. Così come scarseggiano i consumatori preparati, ci sono quasi solo più consumatori condizionati e ricondizionati. L’intelligenza creativa non è minestra riscaldata, non è un accozzaglia di retro/post/neo e tanto meno non è sinonimo di trasgressione, una confusione molto comune anni addietro. Un altra ragione per coltivarla con cura.

Intelligenza rispettosa, riconoscendo che oggi nessuno può più rinunciare al proprio spazio personale, registra e accoglie con favore le diversità che esistono tra i singoli individui e tra le comunità umane, si sforza di capire i “diversi” e di operare efficacemente con loro. In un mondo in cui tutti sono interconnessi, l’intolleranza e l’assenza di rispetto sono opzioni non più concepibili.”

No comment, la scarsità sempre più diffusa di questa capacità è quasi endemica, a giudicare dal numero sempre più crescente di confitti, guerre e deprimenti notizie di cronaca. La frase ” si sforza di capire i “diversi” e di operare efficacemente con loro” è decisamente infelice s non peggio, ma è anche perfetta perche ci dice che nessuno sfugge a questa difficoltà e tutti dobbiamo sforzarci perchè non viene naturalmente.

“Intelligenza etica, muovendosi a un livello più astratto, riflette sulla natura dell’operare del singolo e sui bisogni e le aspirazioni della società in cui vive. Questa intelligenza è in grado di concepire che i lavoratori possono lavorare per un fine che trascende l’interesse egoistico, e che i cittadini possono operare altruisticamente per migliorare il destino di tutti. L’intelligenza etica costruisce quindi l’azione a partire da queste basi.”

L’etica è un terreno molto delicato, snsibile alle più sottili vibrazioni dell’essere, è quindi necessario muoversi con cautela. Le frasi chiave quì sono “trascende l’interesse egoistico”     

cosa tutt’altro che facile, richiede chiarezza di intenti, forse per questo Gardner la presenta per ultima quasi fosse il risultato del coltivare le intelligenze precedenti. O forse è il prerequisito, perchè è per “migliorare il destino di tutti”, seconda frase significativa, che ci si impegna nel riconoscere e coltivare le altre intelligenze che Gardner riconosce come fondamentali.

Il libro è certamente da leggere, meditare e poi regalare, nella speranza che queste intelligenze siano sempre più riconosciute e coltivate per il bene del tutto.

Buona Vita
Monica

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